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La Storia 2°p.

 
 

Poco tempo dopo, Maurojanni venne ceduto a La Rocca che unì i due feudi,  costituendo un unico casale. Durante la monarchia aragonese, il territorio,  che intanto si era reso disponibile, venne concesso a Perrone Gioeni di Termini,  protonotaro del regno. In seguito a donazioni e vendite, i due feudi giunsero,  nel 1505, sotto l'amministrazione di Gilberto Pollicino Castagna. In quell'anno,  disastrosi terremoti causarono il crollo di numerose abitazioni e, soprattutto,  della chiesa Madre di Gesù e Maria, che sorgeva sull'omonima collina.  Gilberto aiutò parecchio la popolazione a riprendersi, ma le sue scarse  finanze lo indussero, qualche anno dopo (nel 1509) a vendere i due feudi alla  famiglia Valdina, arrivata dalla Spagna e che da tempo mirava a quelle terre.

Andrea, il capostipite, Maestro Notaro della gran Corte e Capitano d'armi, fu  una delle colonne delle riforme amministrative e militari spagnole, volte a  fronteggiare la minaccia turca nel Mediterraneo. Decise di fissare dimora in  Rocca, iniziando una serie di ristrutturazioni che comprendevano sia l'abitato  che, soprattutto il castello, che pare esistesse dall'epoca normanna. Apportò  opere di miglioramento e fortificazione, terminate successivamente dai suoi  discendenti, verso la fine del '500, avvalendosi dell'opera dell'architetto  fiorentino Camillo Camilliani.Assicurata la pace militare, il Valdina amministrò  con saggezza, ripristinando l'ordine morale e disciplinando il commercio. I generi alimentari dovevano essere venduti in botteghe con "mezza porta  aperta" e con la "dovuta decenza". Una di queste botteghe esiste  ancora a Roccavaldina. Si tratta dell'antica farmacia Bottaro, che all'epoca  distribuiva, gratuitamente, medicine ai poveri.

La ristrutturazione della Chiesa  Madre ( epoca romano Bizantina), fu ristrutturata per gradi, con l'aiuto della  borghesia locale, che aveva voglia di mostrare il proprio zelo religioso. Nel  sottosuolo della chiesa, furono tumulate le salme del capostipite e del pronipote  Maurizio, morto all'età di 21 anni, in dei sarcofagi realizzati dall'architetto  Camilliani. Gli anni compresi fra il '500 ed il '600, rappresentarono per i  Valdina il periodo del loro massimo splendore: fiorente fu, ad esempio, la lavorazione  del lino e della seta. Attraverso rapide successioni, arriviamo al 1589, anno  in cui troviamo Pietro, uomo talentuoso dal punto di vista militare ed amministrativo.  Abitò, in un primo momento, nel castello, ma ben presto si fece costruire  una residenza più comoda, ricavata dal prolungamento del castello, che  divenne uno splendido palazzo in stile barocco. Fu, per diversi anni Pretore  di Palermo, ottenne il titolo di I°; Marchese di Rocca, pur mantenendo quello  di Barone di Maurojanni e, per avere aiutato gli spagnoli nella guerra contro  i francesi, ebbe il titolo di I°; Principe di Maurojanni. Il nome del suo  casato venne anche associato a quello di "rocca", per cui il feudo  si chiamò, da allora "Roccavaldina". Morì nel 1652,  lasciando agli eredi una fortuna in titoli, ricchezze, terre ed onori. Nel 1660  troviamo Giovanni Valdina Vignolo, uomo bizzarro e animato di zelo religioso. Istituì una fondazione per la costruzione di un ospedale in Roccavaldina.  Morì nel 1692 senza lasciare eredi, o meglio, lasciò erede universale  la "sua anima", per cui si succedettero annose liti, che culminarono  nell'investitura di Francesco, cugino più prossimo in grado. che avvenne  nel 1703.

Raffinato e bislacco ma illuminato, amava circondarsi di quadri, mobili  e quant'altro si avvicinasse all'arte. Con quest'ultimo erede, si estinguevano  gli eredi. Le terre e i titoli passarono ai collaterali, che subirono una decadenza  inarrestabile parallelamente anche a quella dell'intera Sicilia. Non avendo  più discendenti maschi, i Valdina s'imparentarono con la borghesia del  feudo ed oggi, a quanto pare, i possessori del titolo vivono a Palermo e possiedono  tenute in provincia di Siracusa. L'800 non segna avvenimenti particolari per  il nostro paese che, dopo l'unione della Sicilia al Regno d'Italia, visse un  periodo tranquillo, in cui si misero in luce attività artigianali ed  artistiche. Nel 1936, la crisi economica americana ebbe gravi ripercussioni  in Italia e, quindi, anche nel nostro paese.

Le due guerre che seguirono furono  disastrose, sia per la perdita di molte vite umane sia per la distruzione che  causarono. Il dopoguerra fu caratterizzato da una lenta e progressiva ripresa,  che culminò con il boom economico degli anni '50 che, da noi, si materializzò  con il sorgere delle prime fabbriche di laterizi, che diedero una svolta decisiva  alla precaria situazione economica. Queste fabbriche, che, in parte, esistono  ancora oggi, occuparono la manodopera locale e dei paesi limitrofi, spostando  le forze lavorative dai campi, all'industria. Dal punto di vista amministrativo,  Il comune di Valdina fu autonomo fino al 1929, dopo di che venne aggregato a  Spadafora, fino al 1940. Dal '40 al '48 fece parte di Roccavaldina, per divenire  definitivamente autonomo a partire dal I°; Gennaio del 1949.